Una rosa da annusare, una rosa da assaporare

Una rosa da annusare, una rosa da mangiare… Il fiore simbolo dell’amore e della passione non è solo uno degli omaggi più gettonati per San Valentino, ma è anche una preziosa varietà di radicchio che sarà la protagonista della cena organizzata nella sala del caminetto presso la cantina Aquila del Torre il prossimo 14 febbraio.

A proporla sarà la chef goriziana CookingPaola e le pietanze saranno accompagnate dai nostri vini biodinamici.

Il radicchio in questione è la famosa Rosa di Gorizia la cui storia risale ai tempi degli Asburgo. Viene citata per la prima volta nel volume “Gorizia – la Nizza austriaca” del 1873, scritto dal Barone Carl von Czoernig-Czernhausen, vissuto a Gorizia nella seconda metà dell’800, una sorta di influencer dell’epoca. Egli ne parla come di una “cicoria rossastra” coltivata nella piana tra Gorizia e Salcano, che ai primi geli viene cavata e trasportata al coperto per maturare al calore degli animali e dello strame.

In realtà esistono molte fantasiose ipotesi sull’origine e la presenza di questo ortaggio a Gorizia, ciò che è certo è che era fondamentale per l’economia della città perché era una delle poche e sicure fonti di reddito durante la fredda stagione invernale.

Recentemente, a difesa dell’originalità e della qualità del prodotto si è schierata anche l’Associazione Slow Food, dedicandole uno specifico Presidio con l’obiettivo di impedirne l’estinzione.

Dal punto di vista botanico si tratta una varietà di cicoria (Cichorium intybus della sottospecie sativum) di colore rosso intenso e sfumature che virano in tutte le tonalità intermedie, a seconda del tipo di selezione effettuata. Le foglie sono disposte a forma di bocciolo di rosa. 

La Rosa viene seminata tra marzo e metà giugno, in luna calante, consociata spesso all’avena per evitare la crescita delle malerbe infestanti e garantire umidità al terreno anche in una stagione siccitosa. I semi vengono piantati in semenzai ricchi di sabbia dell’Isonzo e poi trapiantati all’aperto. La raccolta viene fatta a mano tra fine novembre ai primi di dicembre, dopo i primi geli. Al momento della raccolta la Rosa non è diversa dai comuni radicchi verdi, ed è con la forzatura che si trasforma. I cespi vengono custoditi in ambienti chiusi, a una temperatura di circa dieci gradi, riuniti in mazzi e adagiati su paglia, erba o sabbia. A pari passo con lo sviluppo, vengono recise le foglie più esterne, svelandone il cuore succoso e croccante. Durante la raccolta gli orticoltori lasciano sul terreno alcune piante, in base alla loro esperienza e sensibilità. Da queste selezioni dipende l’elevatissima qualità del prodotto, mai perfettamente identico da produttore a produttore.

Per la sua unicità abbiamo deciso di proporre questa incredibile varietà di radicchio nel menu del giorno di San Valentino, come tributo all’amore. Ogni piatto sarà proposto in accompagnamento a un vino Aquila del Torre.

Poiché non vogliamo svelarvi troppi dettagli, vi presentiamo di seguito una proposta leggermente diversa, realizzata dalle sapienti mani di CookingPaola, abbinandola al Friulano 2018 Aquila del Torre.

Si tratta di una polentina con gamberetti e rosa di Gorizia, e di oratine nostrane invernali guarnite dal radicchio che viene servito in accompagnamento anche a crudo. La sapidità del vino si sposa alla tendenza dolce dei gamberi e alla delicata cottura delle orate. Il Friulano 2018 Aquila del Torre è un vino pieno e sfaccettato, con note floreali che conferiscono grazia e complessità al tempo stesso. Vivace e possente eppure di elevata freschezza, da gustare, da far girare sul palato, giocando con il finale di mandorla appena accennato e stemperato da una lieve morbidezza.

Per sapere di più sulla nostra cena di San Valentino vai al link:

Love & Wine (L’amore in un calice)

Sarah Di Narda

RispondiRispondi a tuttiInoltra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *