Un re arcaico custode del territorio: vi presentiamo il personaggio Oasi

Uno sciamano, un capo carismatico, un capo tribù, un re arcaico: chiamatelo o figuratevelo come volete ma la sostanza non cambia. Il personaggio raffigurato sull’etichetta di Oasi è il detentore di antichi saperi e il custode dell’equilibrio di una comunità vivente, quella di Aquila del Torre.

Una comunità ricca, popolata di numerose specie vegetali e animali, che sono la caratteristica saliente del territorio.

La biodiversità delle vigne di Aquila del Torre è un dato di fatto, e ciò da cui si parte per produrre vino di territorio: più di 230 tipologie di erbe spontanee nella superficie a vigneto, dieci volte il numero che si ritrova in altri ambienti antropizzati come ad esempio vigne di pianura condotte a regime convenzionale.

Tra le specie residenti ai bordi del bosco vi è la Pseudostellaria Europea, biotopo presente solo in pochi luoghi in Italia e per questo protetto.

La corolla di questa infiorescenza è l’elemento principale dell’etichetta: una corona posta sul capo di una figura maschile, robusta e imponente:

“Sono partito dal concetto di biodiversità, che è una peculiarità di Aquila del Torre, e ho immaginato una figura arcaica dai poteri soprannaturali che ne fosse al contempo rappresentante e custode” – ci racconta Davide Bevilacqua, grafico e ideatore delle etichette dei vini dell’azienda.

“Il ritorno alla viticoltura di una volta non è, paradossalmente, un ingranare la marcia indietro, piuttosto un proiettarsi verso il futuro di un’agricoltura sostenibile e attenta. Un futuro che in Aquila del Torre è il presente. L’azienda è collocata in una posizione privilegiata, è circondata dal bosco e ciò è il suo punto di forza. Ho immaginato un selvaggio, un re arcaico, che avesse sul capo una corona preziosa, perché costituita da una specie erbacea rara, che fosse il detentore dei saperi del luogo, delle regole, del linguaggio, dei ritmi della natura che tramanda di generazione in generazione”.

Un capo carismatico buono ma temuto, in grado di scatenare le energie negative se non ascoltato. Perché egli è il garante di un ecosistema e dunque investito di una enorme responsabilità, il benessere di tutti gli organismi viventi sul territorio.

La corona floreale non è l’unico elemento a caratterizzare l’etichetta di Oasi. A fianco della figura maschile vi sono tre sfere piumose di soffione, un fiore considerato erroneamente di scarso pregio, ma ricco invece di moltissime proprietà medicinali e soprattutto di un profondo significato simbolico.

Il soffione è legato all’idea del viaggio. I semi di questo fiore rappresentano alla perfezione le fasi del ciclo della vita di ognuno di noi. Inizialmente i semi sono legati al pappo, poi pian piano si lasciano trasportare dal vento. Superato il timore iniziale, si abbandonano al flusso della vita, pronti a generarne di nuova altrove.

“Il loro percorso rappresenta una metafora perfetta della vita: per poter fiorire, dobbiamo staccarci dalla nostra origine, senza tuttavia dimenticarla mai, e affrontare il nostro viaggio senza paura, pronti a lottare contro le intemperie e a cogliere ogni opportunità. I soffioni sono le potenzialità del bambino e la vita che egli sta disegnando inconsapevolmente” – aggiunge Davide Bevilacqua.

“Abbandonare la propria zona di comfort, coltivare osservando la vigna e produrre il vino in modo spontaneo è il viaggio che fa il soffione disperdendosi nell’aria e disseminando vita in altri luoghi – afferma Michele Ciani di Aquila del Torre -. I tre elementi sospesi nello spazio bianco in etichetta servono a conferire profondità all’insieme. In questo rappresentano l’impollinazione e sottolineano quanto sia delicata la fase della fioritura, soprattutto per il vitigno con cui viene prodotto il vino Oasi”.