Una finestra sul mondo rurale friulano (a pochi km dal centro di Udine)

Questa volta la nostra ricerca di storie di agricoltori ci porta non molto lontano da Savorgnano del Torre, a Colugna, nella primissima periferia di Udine, dove Fabio Miglio e la sua compagna Erica Gatto hanno deciso di avventurarsi in una nuova impresa agricola nello scorso aprile 2018. Lui friulano e lei di Torino, si sono conosciuti nel 2014 in Piemonte durante un corso di agricoltura biodinamica tenutosi presso Agri.Bio. Al termine dell’esperienza formativa decidono di fermarsi in Langa: Erica si occupa della vendita di prodotti biologici, mentre Fabio diventa “ortolano” in un posto veramente speciale. Si prende cura dell’orto che rifornisce quotidianamente il ristorante tre stelle Michelin dello chef Enrico Crippa ad Alba. Nel 2017, si presenta la possibilità di seguire personalmente i terreni della nonna di Fabio, la cui coltivazione “per lavoro” era stata abbandonata da una generazione. Quindi viene naturale la decisione per entrambi di trasferirsi in Friuli per dar vita alla loro piccola azienda agricola, chiamata Zagara in omaggio al fiore degli agrumi dal profumo inconfondibile.

L’orto sorge oggi in un paesaggio che è più urbanizzato, meno agricolo di quanto lo fosse alcuni decenni fa, ma Fabio ed Erica sono riusciti nell’opera di ritagliare un piccolo angolo di paradiso campestre a ridosso della città di Udine. Non solo, la stanno perfino “contagiando” poiché, sparsasi la voce nel vicinato che due ragazzi giovani (neanche 60 anni in due!) avevano deciso di dedicarsi alla terra, molti proprietari di piccoli appezzamenti nei dintorni si sono fatti avanti per cederli in gestione per riportarli alla loro vocazione agricola d’un tempo. Da un ettaro scarso di partenza, adesso, Zagara può contare su due ettari e mezzo coltivati principalmente a ortaggi stagionali, dalle insalate primaverili alle verdure da foglia e da frutto estivo (melanzane, peperoni, pomodori), fino alla produzione tipica dell’autunno più tardivo. I prodotti vengono poi venduti principalmente con il metodo delle “cassette preconfezionate” e consegnate alle famiglie direttamente a casa o a gruppi di acquisto.

Per preservare la fertilità del suolo dell’orto, viene usata come forza lavoro anche la trazione animale. Fabio, sin da piccolo, ha nutrito e coltivato la sua passione per i cavalli. Osservando il nonno e in seguito a un suo personale approfondimento sulle caratteristiche dei cavalli da tiro, due anni fa ha deciso di acquistare e addestrare una cavalla. “I risultati li vediamo ogni giorno dal vivo. Lo scarso calpestamento del terreno permette alle piante di indirizzare le radici in profondità e quindi nutrirsi meglio, con una conseguente ricaduta sul sapore e una conservabilità più lunga del prodotto. E poi c’è la possibilità di procedere ad alcune lavorazioni della terra quando è ancora umida (attività che con il trattore non è possibile fare!)”.

“Per noi” – concludono coralmente – “l’idea di tornare all’agricoltura ha il gusto della convivialità vera, di quel forte legame che unisce gli agricoltori alla terra e fra di loro: il darsi una mano a vicenda, uno stile di vita semplice che caratterizza il mondo rurale, e poi la possibilità di educare e abituare la gente di città ai reali cicli stagionali degli ortaggi, rendendoli partecipi al tempo stesso dei nostri sforzi quotidiani e delle difficoltà che si celano dietro il grande valore dell’appena colto”.