Un acrobata tra terra e cielo: vi raccontiamo l’etichetta Primaluce

Un acrobata che con la sua prestanza fisica sfida la forza di gravità e si solleva apparentemente senza fare alcuno sforzo. Leggero come una piuma, fa una verticale afferrando un viticcio che non tradisce la sua fatica. Stiamo parlando della figura rappresentata sull’etichetta di Primaluce di Aquila del Torre.

“Si tratta di un virtuosismo, di un’azione liberatoria; il viticcio diventa l’unico punto di ancoraggio alla terra, dall’altra parte le stelle ci rimandano al cielo – ci racconta Davide Bevilacqua, l’artefice del disegno in etichetta. L’immagine è giocosa, un ragazzino vivace con i pantaloncini corti che con il suo slancio e la sua irruenza, tipiche della sua età, ribalta la prospettiva, il punto di vista sulle cose, pur senza perdere il contatto con la terra”.

Terra giù, cielo su, se siamo in posizione eretta, o il contrario se facciamo la verticale, ma a cambiare è solo la visuale perché i due elementi della natura sono sempre nello stesso posto, in tutta la loro vastità e maestosità: noi siamo sempre qui, da milioni di anni, sei tu uomo ad essere cambiato. Cambia, torna sui tuoi passi, prima che sia troppo tardi: è il monito che proviene dalla natura.

L’approccio biodinamico costituisce questa inversione di marcia che però non è tornare indietro, bensì un andare avanti verso la consapevolezza di ciò che siamo e di come viviamo.

Il nome Primaluce è stato scelto proprio per richiamare il concetto dell’impulso di luce, collegato al preparato biodinamico cornosilice o 501. Questo preparato racchiude in sé l’essenza del cosmo e, una volta dinamizzato in acqua, viene nebulizzato al di sopra della vegetazione e modella la struttura del fogliame. Le foglie, in particolare, sono incentivate a contrastare la forza di gravità, come l’acrobata di cui sopra, e si ergono a formare un calice di luce.

Le tre stelle sull’etichetta, oltre a dare profondità, prospettiva e simmetria all’insieme, sono le ultime tre del mattino, quando nella frescura dell’alba il preparato viene distribuito per ottenere il massimo del suo effetto.

Non c’è nulla di casuale nell’approccio biodinamico e nemmeno nulla di magico, ma sicuramente qualcosa che sfugge alla razionalità umana abituata ai calcoli. E’ necessario conoscere i ritmi della natura, i movimenti della luna, le buone pratiche agricole che seguivano gli agricoltori che ci hanno preceduto e che con gli anni sono state dimenticate.

Come il cornosilice o 501, fatto di particelle finissime di quarzo. Questo viene interrato da primavera fino all’estate e, una volta dissotterrato, il suo contenuto viene conservato alla luce del sole.

“Il preparato 501 è il secondo preparato da spruzzo. Costituisce il secondo strumento fondamentale dell’agricoltura biodinamica dopo il preparato 500 o cornoletame. Il silicio è espressione di luce solidificata e di fatto è l’elemento per abbondanza più importante nella crosta terrestre assieme all’ossigeno. Attraverso questo preparato vengono concentrate e potenziate le forze luminose proprie della silice. Tale concentrazione ha un grande effetto sulle piante: avvolge di luce e quindi stimola tutto quello che la luce provoca nella fisiologia vegetale.” – spiega Michele di Aquila del Torre.

La natura ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere bene, in salute, e l’acrobata dell’etichetta del Primaluce mi ha fatto pensare al suo potere rigenerante che ritrovo nei versi di Ungaretti.

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Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
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Effetti del preparato 501

RILIEVI FOTOGRAFICI IN SERIE ESTRAPOLATI DALLA TESI DI LAUREA:
EFFETTI DEL PREPARATO 501 SU ASPETTI VEGETATIVI E PRODUTTIVI DELLA VITE
Corso di Laurea Interateneo in Viticoltura ed Enologia
Relatore: Enrico Peterlunger
Laureando: Marco Volpe
Anno Accademico 2015