Storia di una passione Naturale

Renzo Paganello, benché esordisca con un “premetto che non faccio più certe cose che facevo una volta: arrampicarmi sugli strapiombi, sciare fuori pista, veleggiare, andar col windsurf…” di energia ne ha da vendere. Di quell’energia che emana dalle persone entusiaste e appassionate quando parlano della loro passione. Giovanissimo si dedica a numerosi fra gli sport invernali ma anche estivi (“che dal Friuli montano mi spingo anche giù verso il mare”) e inizia a stringere un rapporto con la natura che diventerà sempre più intenso. Socio dal 2005 della sezione CAI di Udine, colonnello in pensione, speleologo e appassionato di stelle, Renzo è anche Operatore Naturalistico Culturale. “Si tratta di una figura che aiuta le persone ad aprire gli occhi, di qualcuno con infarinatura di geologia, di flora e fauna e che ama leggere i segni dell’uomo sul territorio, curandosi quindi anche di altri fattori quali l’etnologia, la cultura religiosa di un luogo specifico non limitandosi quindi a ciò che è la natura, ma toccando l’uomo e il suo vissuto”. Un vero e proprio studioso (perché il corso per ottenere il titolo “è lungo e costoso”) che opera come un mediatore fra la storia locale, il paesaggio e chi lo abita, raccontando a chi questo pasesaggio vuole conoscerlo e percorrerlo.

“Dato che ho passato la settantina, mi sono posto il problema: in che direzione continuare a coltivare la mia passione e condividerla con altri della mia età?”. Ed ecco che basta adattare ciò che si fa a ciò che si può fare, aprire la mente a nuove possibilità, coinvolgere realtà che lavorano in tal senso, quali la UTE (Università della Terza Età) di Cividale, per cui organizza itinerari, ben 8 in questo anno accademico.

Una delle ultime escursioni ha portato un gruppo nutrito a visitare Aquila del Torre da cui, ci dice Paganello è rimasto assai colpito per la capacità di valorizzare il prorpio terreno, “quel meraviglioso flysch che è datato dai 62 ai 35milioni di anni fa, un’alternanza di strati di marne che donano qualcosa di speciale al vino”. Tra l’altro proprio alcuni giorni fa, sapendo della sua visita in azienda, un amico lo ha informato (in ritardo!) di una ghiotta rarità: “Ho saputo che davanti alla casa del Sire (non domandatevi chi sia, questa è una storia che vi racconteremo altrove…) è presente l’unica pianta di bergamotto di tutto il Friuli. Dovrò assolutamente tornare!”.

Non di sole passeggiate, si tratta, ma anche naturalmente di formazione. E in grande. “Abbiamo da poco lanciato con la sezione CAI di Udine un corso a tema il Paesaggio e si sono iscritti… in 93!”, ci racconta, non senza un pizzico di legittima soddisfazione (che dati i tempi che corrono, sovraffollati di proposte di ogni sorta, tali affluenze sono cosa ben rara). In giorni lontani la SAF, Società Alpina Friulana, organizzava lezioni di cultura alpina per mantenere viva la tradizione; così 6 anni fa la decisione di ripartire con un corso sul Ciclo dell’acqua, poi è stata la volta della fauna e infine del paesaggio, frutto di stratificazione e interventi dell’uomo sul territorio.

Chiediamo a Renzo cosa gli faccia amare così profondamente il suo Friuli. “Si tratta di una regione che offre tutto, praticamente, solo camminando in un campo può capitare di imbattersi in un fossile o una specie vegetale rara. Questa terra ha una enorme varietà di flora e fauna dato che raccoglie specie provenienti dal Mediterraneo, dall’Europa dell’est e dalle montagne che la chiudono. Oltre 3mila sono i tipi di piante, giusto per darvi un’idea. Mi piace anche perdermi nelle tanto diverse tipologie di roccia che variano di metro in metro o nella morbidezza delle colline friulane della zona del Collio, per esempio, dolci ma mai banali. Che spettacolo!”.

E viene subito una gran voglia di far valigia, ovunque ci si trovi, e di partire. Destinazione Friuli…

 

 

 

 

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