Refosco dal peduncolo rosso Riserva: il potere in un etichetta

La mente è meravigliosa e il processo creativo qualcosa di magico. E’ bizzarro che a darne una delle definizioni più calzanti sia stato un matematico, Henri Poincaré

Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.

Collegare idee e concetti esistenti dà origine a concetti nuovi e il tutto è finalizzato a conseguire un obiettivo.

Questa premessa per raccontare la genesi dell’etichetta del Refosco dal peduncolo rosso Riserva di Aquila del Torre.

Anche in questo caso siamo di fronte a un vino persona, perchè è un uomo ciò che vediamo non appena ci troviamo di fronte alla bottiglia. Un soggetto seduto, con degli accessori su cui torneremo a breve e un elemento dalla duplice interpretazione: corna sulla testa o mezza luna sullo sfondo? Lo abbiamo chiesto a voi e a vincere sono state le corna, anche se non di misura (56 a 44).

Non esiste la risposta giusta, perchè il processo di attribuzione di senso è personale, ma noi vi proponiamo alcuni spunti per giungere alla vostra interpretazione, partendo dall’articolo dedicato al Friulano: se riferendoci all’etichetta con il profilo di donna ci siamo soffermati sulla compresenza di maschile e femminile, oggi, riferendoci all’etichetta del Refosco dal peduncolo rosso Riserva, riflettiamo sulla commistione di bene e male. Perchè le dicotomie non ci piacciono, soprattutto non si prestano a rappresentare la ricchezza di Aquila del Torre.

Partiamo dal protagonista, il vino: profondamente legato al suolo che lo ha generato, austero e diretto, secco e tannico, dimostra al primo incontro la sua personalità. Come un re, Re-Fosco, in generale come chi detiene un grande potere, un leader si direbbe oggi. Osservate bene il soggetto, di cui non si intravede che il profilo, la sua postura, i suoi accessori… Non vi fanno pensare subito a concetti come forza, carisma, autorità? Difficile riconoscere ciò da cui Davide Bevilacqua della Mumble Design, il papà delle etichette dei vini di Aquila del Torre, è partito, ve lo sveliamo noi: un ritratto di John Fitzgerald Kennedy realizzato da Irving Penn.

Un uomo seduto su una sedia che nell’etichetta diventa poltrona, ben radicato nel suo ambiente, una postura autorevole, strutturata, solida, esattamente come il vino.

Nell’etichetta, a suggerirci l’idea del potere sono soprattutto l’anello e il bastone e man mano che ci allontaniamo dalla sagoma del volto e ci concentriamo maggiormente sugli elementi marginali, ci allontaniamo dall’idea del potere coniugato al positivo e ci avviciniamo all’idea del potere coniugato al negativo, un potere esercitato in modo arbitrario, occulto, che si auto alimenta, un potere non messo al servizio dell’altro, ma di sé stesso, della propria ricchezza, il potere di un Padrino.

Insomma, a seconda di quale sia il focus, vediamo il bene o vediamo il male: finchè rimaniamo sul profilo del volto, siamo propensi a scorgere la mezzaluna, non appena ci focalizziamo sul bastone, la mezzaluna lascia il posto alle corna. Dal bene al male senza soluzione di continuità, perchè filosoficamente parlando, bene e male non sono del tutto separabili.

Quando si arriva al bastone non si possono non vedere le corna, che rimanendo in tema di vinificazione, è il corno silice, necessario per la dinamizzazione nell’agricoltura biodinamica e pensare a un diavolo rosso sangue, come il vino, tenebroso (si chiama appunto Tenebra il diavolo di Ridley Scott nel film The Legend del 1985), maligno, che però alla fine viene ucciso e ritorna la primavera.

Proprio questa liberazione dalle tenebre e l’esplosione della primavera ci portano alla mente rituali arcaici, volti a decomprimere la potenza delle pulsioni, e la fonte di ispirazione diventa Pan, dio potente e selvaggio, esteriormente raffigurato con corna caprine, dalle forti connotazioni sessuali, legato alla terra ed alla fertilità dei campi, alla Luna e alle forze della grande Madre.

Lo stesso Diavolo, in tempi remoti, in un mondo arcaico in armonia con la natura, espressione di riti ancestrali rudi, misteriosi e magici aveva un significato e una forma diversi da quelli che oggi gli attribuiamo. Con il tridente fra le mani sbuca forse da un’antica casa abbandonata dove occulti riti lo riportano in vita per correre tra le vie del paese? Chi è? È forse figlio della dimenticata primavera, quando a gemma, germoglio e fiore si tributava sangue perché crescessero più forti e abbandonati, o quando l’uomo per scrollarsi di dosso il freddo pungente dell’inverno, danzava e intuiva la natura al risveglio?

Il diavolo di Tufara Foto: https://laterrainmezzo.altervista.org/il-diavolo-a-tufara/

“Il Diavolo” è tutto questo o forse tutt’altro, ma la maschera rappresentava, un tempo, la passione e la morte di Dioniso, dio della vegetazione, le cui feste venivano celebrate in quasi tutte le realtà agresti. Infatti Dioniso, cosi come la vegetazione di cui era dio, moriva e si rinnovava perpetuamente.

Insomma, le persone creative vanno sempre a fondo nelle cose, raramente accettano il mondo così com’è… A furia di scavare, si arriva al tesoro, ovvero al momento in cui tutti i pezzi del puzzle combaciano grazie a un’associazione di elementi che a prima vista non avevano nulla a che fare gli uni con gli altri.

Anche un creativo, tuttavia, non può esimersi dalla verifica, quel momento in cui si deve valutare se la soluzione trovata sia in grado di funzionare. L’occasione è giunta inaspettatamente quando, in occasione di una fiera, un gruppo di sacerdoti ortodossi, dopo aver apprezzato i vini di Aquila del Torre, si sono trovati di fronte alla bottiglia del Refosco dal peduncolo rosso Riserva. E’ stato l’unico vino che non hanno assaggiato, perchè la loro sensibilità, formazione, esperienza li ha portati a scorgere in prima battuta la figura del maligno.

Una reazione apparentemente negativa, dunque, ma per noi la prova che avevamo lavorato bene sulla portata simbolica della nostra etichetta.