Punti di vista sul Mercato, intorno al Mercato

Filippo Zamolo è in azienda At da maggio 2014 e affianca Michele Ciani nella gestione dei clienti, prevalentemente in Italia ma con sempre più frequenti puntate all’estero.

Nato a Venzone, cittadina medievale eletta nel 2017 a più bel borgo d’Italia, ha vissuto lì fino a quando, in età da studi universitari, ha deciso di iscriversi alla Facoltà di Enologia cercando stimoli per appassionarsi a qualcosa di nuovo. A casa sua si beveva vino, ma quello sfuso in damigiana e quasi soltanto dei tradizionalissimi vitigni come il Tocai Friulano. Scatta una grande passione, dunque, che lo porta a interessarsi allo studio del vino a 360°, dall’agronomia al marketing. Dopo la laurea parte per la Romagna e la sua prima esperienza lavorativa è alla Tenuta Mara, azienda che lavorava esclusivamente in biodinamica producendo un solo vino da uve di Sangiovese.

A Filippo abbiamo chiesto, complice la sua conoscenza del territorio della penisola e dell’estero, una sua idea sulla situazione attuale del mercato del vino, partendo dall’esperienza dei vini di At, naturalmente.

“Aquila del Torre al momento si divide fra Italia (circa 70% delle bottiglie) ed export, che segna un 30%, in crescita costante. Storicamente l’azienda ha cercato (e questo fino a pochi anni fa) di rivolgersi prevalentemente al mercato italiano, provando ad andare oltre i confini del Friuli per rendere capillare la propria presenza innanzitutto nelle regioni del nord Italia, per arrivare oggi al sud e alle isole. L’estero, da sempre preso comunque in considerazione, ha visto una crescita esponenziale dal 2015, con la presenza a numerose fiere in Francia, Germania e nei paesi del nord Europa, tanto che già alla fine del 2018 la proporzione probabilmente cambierà significativamente. Il canale privilegiato dall’azienda è l’Ho.re.ca di qualità, ossia ristoranti ed enoteche che Michele e io visitiamo regolarmente in un rapporto che si basa ancora sostanzialmente sulle relazioni umane. Un mercato da conquistare a colpi di presenza costante, attenzione vera al cliente, continuità del servizio: non abbiamo praticamente mai, grazie a una organizzazione assai precisa, rotture di stock, ma riusciamo sempre ad accontentare tutti in tempi rapidi. E naturalmente mai abbassare la guardia sulla qualità del prodotto che deve restare indiscussa”.

“Che vino si berrà nel futuro? Che cosa vedi all’orizzonte, cosa fermenta?” Abbiamo chiesto ancora.

“Nella mia esperienza, il vino bianco friulano è ancora molto richiesto, forse non con i volumi di qualche decennio fa, ma in ogni caso è apprezzato e cercato. La grande differenza è che il consumatore è sempre più informato, assaggia, conosce e gira per fiere di settore e lo stesso si può dire dei ristoratori, oggi attenti soprattutto al tema del biologico e della biodinamica. Un mondo in cui, in sintesi, non ci si può più improvvisare, in cui il vino va spiegato, comunicato con tutti i mezzi, dato che la conoscenza fa parte dell’esperienza di chi lo compra e lo beve”.

“E, infine, che posto hanno e avranno dei vini di territorio come quelli di At in un tale scenario mondiale?”, chiediamo.

“Il nostro punto di forza è il fatto che si tratta di vini naturali ma puliti, raffinati ed eleganti, figli di un territorio di collina con una forte escursione termica. Vini freschi, ad alta acidità e sapidità, che parlano la lingua della coerenza fra un territorio e quello che è in bottiglia! A volte ancora mi stupisco – sorride – di come siano riconosciuti da chi li assaggia o li ha già bevuti. Questa affezione e questa riconoscibilità ci riempiono di orgoglio”.