Una storia di buone pratiche (e di una grande passione)

Oggi vi raccontiamo una storia di biodinamica e ostinata passione.
Carlo Parenti si laurea in Giurisprudenza e lavora in un instituto bancario nel centro di Milano che nel 2003, prendendo il coraggio a quattro mani, decide di lasciare perché non appagato. Ricomincia a studiare, stavolta un master in gestione delle aziende vitivinicole. Sì, perché ha deciso di avvicinarsi al mondo del vino per cui nutre una autentica passione. Alla fine del corso, durante uno stage in un’azienda di Suvereto, si innamora di un terreno di 2 ettari, un terreno, precisa, senza vigne né casa e sul cucuzzolo di una collina e decide di acquistarlo. Finito lo stage, non avendo la possibilità di restare, torna a Milano mettendo fra sé e il suo terreno circa 400 km. Ma non si arrende e un giorno, durante una fiera del vino, conosce il dirigente di una nota azienda vinicola che gli propone una collaborazione. L’azienda in questione si trova… a Suvereto, a 800 m dal campo che aveva comprato. Il caso, o forse il destino, lo riporta dunque in terra di Toscana. Nel corso dei due anni successivi pianta le vigne sulla collinetta e le lavora nel tempo libero. Riesce anche a trovare una casa (“allora era un rudere, o per meglio dire, poco più di qualche muro messo assieme”) e inizia a risistemarla completamente, accarezzando il sogno di qualcosa di suo. Siamo nel 2006.
Non mancano le prove: le piantine, arrivate alla loro prima stagione calda di vita, ancora non produttive, seccano quasi tutte e Carlo allora sostituisce le 4mila piante per ripartire daccapo. L’estate successiva non è più generosa: settimane di pioggia troppo abbondante sulle giovani vigne e per Carlo anche il morso di una vipera per il quale rischia la vita. Ma, se gli eventi remano contro, Carlo rema più forte. Molto più forte.
E dai 3mila metri quadrati di vigne (stavolta quelle intorno alla casa) vinifica 1400 bottiglie di Sangiovese. Dovendo decidere il nome per l’etichetta, lo chiama Esperienze. E si intuisce facilmente il perché…
Oggi Macchion del Lupi è conosciuta per la qualità dei suoi vini e Carlo è uno dei punti di riferimento per chi fa biodinamica in zona ma non solo.

La scelta della biodinamica a Macchion dei Lupi è stata connaturata all’idea di fare vino, è nata con l’azienda. Arrivando da un mondo assai diverso e ben più competitivo di quello agricolo, un mondo dove le trasformazioni sono veloci, Carlo comprende che un anacronismo come la scelta del convenzionale (e forse anche del “solo” biologico) sarebbe stato un errore fatale. Ben presto si accorge poi che questa esigenza, inizialmente solo sentita, ha dei risvolti concreti: le pratiche biodinamiche gli hanno consentito, per esempio, di soffrire meno la pessima annata 2014 rispetto ad altri vignaioli in regime convenzionale dato che le piante, più sane e resistenti, non viziate da continuo accudimento chimico, hanno reagito meglio di fronte all’emergenza.

La biodinamica è strumento vero per cercare di produrre dei vini diversi, ci dice, vini originali ed espressioni uniche del terroir che è un fattore indispensabile per proporre dei vini sul mercato attuale. La biodinamica è quella forma di cura dei suoli che meglio riproduce e asseconda l’unicità del vino, il cui difetto più grande è la standardizzazione, l’omologazione. “Non mi sono mai considerato un bravo vinificatore, perché lascio che tutto o quasi accada da sé, ma il risultato sono dei vini che hanno un buon seguito, per cui oggi mi consolo e penso di non aver sbagliato poi tutto. I vini naturali non devono essere sempre perfetti (e nemmeno difettosi per definizione, naturalmente!), ma portatori di un’energia differente, di un’emozione che altri vini non sono più capaci di dare”.