Ma dove va il mercato del vino?

Vino biologico, biodinamico, naturale, vegano, a basso contenuto di alcol, senza solfiti, sostenibile: categorie che classificano varie nicchie di vino “non convenzionale”, spesso considerate per appassionati o addirittura persone eccentriche. Ma quale è il loro peso sul mercato e quale la risposta dei consumatori? Stanno realmente diventando trend per il futuro del vino?
Lo abbiamo chiesto a Pierpaolo Penco, Country Manager Italia dell’agenzia londinese Wine Intelligence, che ha da poco pubblicato un report su “The Global Wine SOLA (Sustainable, Organic, Low Alcohol) Report 2018” (http://www.wineintelligence.com/press-release-sola-alternative-wines-1/).
“Wine Intelligence ha analizzato le possibili dinamiche di 11 mercati diversi (Australia, Canada, Finlandia, Germania, Giappone, Nuova Zelanda, Portogallo, Svezia, Regno Unito e USA), assegnando ad ogni Paese ed ad ogni tipologia di prodotto un punteggio in base alle potenzialità emerse”, ci racconta Penco. “Dai nostri dati è evidente la propensione del mercato dei consumi di vino per le produzioni biologiche, in particolare in Svezia, Finlandia e Germania. Ma sono presenti opportunità importanti anche per i vini sostenibili, specie in Finlandia, Germania e Portogallo, nonostante una comunicazione ed una definizione tutt’altro che univoca”.
C’è quindi confusione tra i consumatori in merito a cosa fa parte della categoria dei vini “naturali”?
“Abbastanza. In generale si nota l’affermazione del vino prodotto nel rispetto dell’ambiente, pur non esistendo una certificazione ad hoc di sostenibilità o “environmentally-friendly”. Qui è importante la credibilità soprattutto del brand. Forse sono ancora sotto le aspettative le performance dei vini biodinamici, il  cui processo produttivo spesso divide consumatori e operatori. Se tendenzialmente riscuotono maggiore fortuna in Paesi come Francia e Italia, spicca l’interesse dei consumatori di Finlandia, Irlanda, Svezia e USA”.
E i vini senza solfiti?
“Se ogni Paese sembra avere le sue preferenze in termini di etica, dalle nostre analisi, a differenza di altre categorie del food, i vini “senza” qualcosa (che siano solfiti, alcool o componenti di origjne animale, ovvero vegani) non pare abbiano ancora la capacità di sfondare, se non in Irlanda e Giappone”.
Quindi quale futuro prevede per queste produzioni?
“Il futuro del vino, soprattutto per le piccole e medie aziende, richiede la capacità di diversificare l’offerta. Vitigni e territorio sono stati fino ad ora sufficienti, ma adesso il mercato chiede qualcosa di più. In particolare, se si vuole aggiungere valore e conquistare consumatori più esigenti, bisogna tenere in considerazione l’etica della produzione vinicola, il suo stretto rapporto con la terra, fino a soddisfare valori in linea con le scelte alimentari di sempre più persone”