La Biodinamica secondo Maddalena a Musella (in Valpolicella)

Musella è una tenuta storica nella prima provincia di Verona, a circa 7 km a est del centro cittadino, in direzione Venezia, stabilita nel ‘500 dalla famiglia di nobili napoletani Muselli. Trasformata in residenza estiva a metà del 1800, passò dalle mani dell’ultima erede, che perse tutto al gioco, ai Trezza i quali ne acquistarono anche le zone circostanti. Venticinque anni fa il padre di Maddalena Pasqua Di Bisceglie (che ora gestisce l’azienda) acquisì una parte della proprietà che gli ultimi eredi Trezza decisero di vendere, garantendo così anche un polmone verde alla città, con i 500 ettari di boschi e un vero e proprio parco naturale con vigneti, fiumi e laghetti.

Nei terreni di Musella sono stati reimpiantati 40 ettari di vigneti di varietà tradizionali locali. L’obiettivo è stato quello di esprimere la perfetta interpretazione di uno specifico territorio e di un particolare terreno, composto da un importante strato di calcare su cui si è appoggiata l’argilla rossa. La commistione fra argille e tufo è la condizione particolare che rende i vini di Musella unici rispetto ai vini della stessa zona. Gli impianti sono stati condotti, inoltre, rispettando la memoria storica delle vecchie vigne preesistenti. Attualmente ci sono vigneti con terreno simile ma con esposizioni molto differenti, per cui al momento di vendemmia, è una vera e propria avventura capire l’espressione dell’annata per ciascun vigneto.

“Dal 2009 abbiamo fatto la scelta della biodinamica” – racconta Maddalena – “e dal 2014 siamo anche certificati Demeter. Ho dovuto studiare tanto per portare avanti un progetto che fosse solido e non improvvisato. Sono stata affiancata nel percorso da mio cugino Enrico. Si trattava di apprendere e quindi utilizzare buone pratiche agronomiche, applicandole in maniera assolutamente rigorosa, con i tempi giusti e mantenendo costi sostenibili”. Pur provenendo lei da una formazione piuttosto lontana (ha studiato storia contemporanea) e il cugino dalla chimica farmaceutica, oggi entrambi si definiscono “agricoltori felici”. “Quando ti metti in testa che lavori con esseri viventi, la terra, la vigna, gli animali, entri nella logica del ciclo del benessere e di gioia per tutti, il rispetto non può che venire di conseguenza. Nel bicchiere trovo poi la soddisfazione e la felicità di essere arrivati a questi risultati”.

Ma come si procede, in concreto? Su cosa è necessario concentrarsi?

“Innanzitutto è necessario garantire e preservare la biodiversità, che racconta e dà indicazioni su come reagire a eventuali problemi: i fiori, per esempio, la dicono lunga su equilibrio o sbilanciamento nei terreni. Si deve poi cercare di favorire la formazione di un buon humus a livello del suolo, per assistere allo sviluppo naturale dei grappoli sulla pianta, prendendosi cura dei dettagli, delle piccole cose. E da questa cura continua deriva una inaspettata assenza di problemi nel vino”.

Le chiediamo quale sia, fra i vini di Musella, il suo preferito. “Sicuramente il Valpolicella superiore, il vino che per me finora ha più senso perché è interpretazione e messa in pratica di quanto vi ho raccontato finora. Scoppia di ciliegia, che è caratteristica della Corvina, e di spezie, di mandorle che sono il ricordo antico degli alberi che crescevano intorno alle vigne. Presenta una croccantezza piena, con la natura che restituisce con benevolenza tannini morbidi e vellutati che non esistevano. Sono fiera del lavoro che portiamo avanti ogni giorno, che si basa su conoscenza ed entusiasmo. Vi aspettiamo in cantina per rendervene partecipi…”.