Il Sire del Picolit

Il Sire, al secolo Giovanni Sbuelz, era uomo colto, intraprendente, dal grande carisma. Era anche dedito agli affari per tradizione familiare e appassionato di agronomia e viticoltura. Si dilettava anche nel circondarsi dell’elite letteraria del suo tempo, proprio come a corte, e fu uomo precursore dei suoi tempi.

Nato a Tricesimo il 13 maggio del 1861 da borghesi benestanti, inizialmente provò a dedicarsi alle attività di famiglia che comprendevano il commercio nel settore dell’industria cotoniera e manifatturiera. Ben presto fu chiaro che la sua vera vocazione lo portava ad altro, alla colossale opera di bonifica, cui dobbiamo l’attuale assetto dei terreni di Aquila del Torre e della zona circostante, e che iniziò nel 1905. Nel giro di pochissimi anni, l’impresa vide coinvolte centinaia di persone alle sue dipendenze, al lavoro nel disboscamento di circa 200 ettari di campi per trasformarli in terrazzamenti adatti all’agricoltura, nella frantumazione del terreno, nel trasporto a valle di migliaia di tronchi d’albero. Al posto dei boschi fecero così la loro comparsa frutteti, vigne e gelsi, necessari all’allevamento dei bachi da seta.

Sbuelz fu dunque fra i primi ad accorgersi della grande potenzialità di quella terra, il cui suolo, costituito da marne argillose, risaliva in gran parte all’epoca eocenica. Nel 1909 i lavori furono terminati e il Sire prese dimora nella cosiddetta “Casa Rossa”, un edificio a oggi non più uso (ma sul quale aleggia un progetto di recupero nei prossimi anni), dove abitò con la madre e la sorella nell’arco della sua assai lunga vita (morirà nel 1954 alla veneranda, per l’epoca, età di 93 anni!). Cuore pulsante del “Podere del Sole”, così fu chiamato il frutto della bonifica, era l’edificio della Direzione (oggi la vineria di At) con annesso il granaio. Al centro dell’anfiteatro di vigne, sorgeva invece una moderna e capiente cantina, e circa 50 km di strade costruite appositamente, collegavano i diversi punti della proprietà, rendendo agevole lo spostamento di uomini e bestiame.

Se non fu troppo fortunato nella frutticoltura, penalizzato nei trasporti dalla mancanza di un ponte che unisse le due sponde del torrente Torre (ponte che fu costruito solo nel 1956), quasi subito ricevette invece soddisfazioni dalla viticoltura: nel 1909, con oltre 70mila viti già piantate, iniziò una produzione che si distinse ben presto per l’alta qualità. I vitigni scelti furono Verduzzo, Refosco, Gamay, Merlot, Picolit, Cabernet Franc e Riesling renano. In aggiunta vi erano anche delle varietà internazionali, presto soppiantate dal Tocai Friulano. Nella vigna attualmente denominata “Ronc di Miez”, che risale agli anni ‘50, si ritrovano ancora a distanza di decenni alcune delle scelte di Giovanni Sbuelz.  A lui, che nel vino credette sin dalla prima vendemmia, il merito indubbio di aver capito che aveva a disposizione un terreno particolarmente adatto alla produzione di vini che avessero un carattere specifico e parlassero di quel territorio.

Finita una storia, quella del Sire, si apre un nuovo capitolo e nel 1996 la famiglia Ciani acquista parte dei terreni appartenuti a Giovanni Sbuelz, passati dopo la sua morte in mano ad alcuni commercianti della zona. Ad Aquila del Torre, oltre al ricordo del primo proprietario di quella terra, che aleggia nei racconti ammirati della gente e fra boschi e vigneti, sono conservati anche alcuni dei riconoscimenti attribuiti al Podere del Sole per i suoi vini (li potete trovare incorniciati nella sala degustazione) e una Stele, avvolta da un’aura leggendaria. Il 25 giugno 1938 sul colletto del Pecòl di Sémine, punto da cui si gode una vista panoramica dall’alto sulla proprietà, venne inaugurata per volere di alcuni amici del Sire poeti e letterati, una Stele, sulla quale sono scolpiti versi sul vino e sull’amore, opera del poeta, matematico, astronomo Omar Khayyaam. La leggenda vuole che sotto il cippo qualcuno avesse provveduto a interrare alcune bottiglie di Picolit dell’epoca, per legare indissolubilmente quella terra e quel vino.

A proposito: la Stele è tuttora visitabile, ma se siete in cerca del Picolit… rivolgetevi a noi!

 

“Un libro di versi, una giara di vino/Un pezzo di pane, un ramo ombroso

E, sotto questo, la donna amata/Che canta nella solitudine

O solitudine, bene veramente divino”

Omar Khayyam