Bees power!

«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».

Questa frase, comunemente attribuita ad Albert Einstein, la dice lunga sul ruolo delle api nell’ecosistema.

Matteo Fabris, 33 anni, laureato in biotecnologie agrarie a Udine, si è avvicinato al mondo dell’apicoltura grazie al padre che lo praticava come hobby. Matteo, legato al suo territorio, ha pensato di dedicarsi a tempo pieno alle api ripartendo da zero e dopo 3 anni di attività propone oggi la sua produzione di miele, polline, pappa reale e idromele (una piccola quantità sperimentale i cui risultati sono incoraggianti) da 50 alveari, alcuni dei quali posizionati all’interno dei terreni di Aquila del Torre, altri in una vicina azienda ortofrutticola bio, altri ancora in zone boschive lungo il Torre. Al momento l’azienda è in conversione al biologico. “Il problema principale” – ci racconta – “è che le api non si possono controllare, volano nel raggio di 3 km, ma uno dei requisiti è che le famiglie si trovino lontane da industrie e da zone di agricoltura intensiva e che non entrino in contatto con sostanze chimiche. Basta poco per ottenere questo risultato ed essere 100% bio, perché quindi non cercarlo?”.

Essere apicoltore è un mestiere complesso e che richiede molto tempo e dedizione. Si parte dalla scelta del luogo in cui ospitare le famiglie di api verificando che sia adatto, che ci siano fiori e grande biodiversità della flora e della fauna. “Se una zona manca completamente di erbe o fiori di campo, l’ape è costretta a sopravvivere solo delle grosse fioriture (come l’acacia), se poi i fiori scarseggiano, le api ne risentono subito”.

Ma cosa fa esattamente un apicoltore? Matteo porta avanti quotidianamente un’azione di controllo e monitoraggio, per evitare la sciamatura primaverile e verificare che i livelli di scorta nell’alveare siano sempre sufficienti. “Ci si sveglia presto la mattina e si comincia il giro, soprattutto nella bella stagione, mentre l’impegno diminuisce molto durante l’inverno. Le lavorazioni per ottenere i risultati qualitativi desiderati, poi, sono lunghe specialmente se si decide, come ho fatto io, di differenziare e dare quindi valore a ogni singolo prodotto. Spesso chi fa miele non si occupa di pappa reale e polline…”

Chi lavora in parallelo indefessamente, sono le api. Una famiglia è di solito costituita da qualche decina di migliaia di individui ma può cambiare in base a ciò che si produce (alcune famiglie contano numeri minori e capita che siano geneticamente più propense a una produzione anziché a un’altra). Le api utilizzano il miele per la sua funzione energetica, il polline per la funzione altamente proteica (serve ad alimentare la covata) mentre la pappa reale è legata specificamente alla nutrizione delle api regine (contiene acidi grassi particolari che sviluppano nella larva le caratteristiche per diventare il leader della famiglia). Il propoli è invece antisettico e utilizzato per riparare, per esempio, le piccole falle nelle arnie. Sostanzialmente un’ape produce cera e pappa reale, mentre “importa” il resto da fuori…

Matteo ha scelto di essere apicoltore stanziale, ossia un apicoltore che non muove le arnie e prende quindi soltanto quello che offre la zona, restando legato in maniera ancor più forte al territorio e al clima, con le varietà di fiori raggiunte dalle api nel loro raggio di azione naturale.

In tutto ciò la biodiversità gioca un ruolo fondamentale, consentendo alle piccole industriose ospiti di avere a disposizione non solo i fiori con il loro contributo di nettare ma anche le piante che danno resine; la biodiversità animale è altrettanto importante per la competizione nelle piccole nicchie ecologiche. “E quando le api stanno bene, quando trovano un luogo ricco di risorse, te ne accorgi subito dal loro stato di salute e vigore!”, conclude, accennando alla bella “cera” della api ospiti nella nostra oasi Picolit.

 

Apicoltura Fabris

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