Nelle vigne e in cantina – At

È Friulano di origini venete Alessandro Crosato, che cura per Aquila del Torre la parte enologica e di cantina. Abita a Cividale, 28 anni, una propensione per il mondo del vino ereditata dalla famiglia e risalente ad almeno 20 vendemmie fa, quando ancora bambino, girava per cantine con il padre enologo. Un’azienda vinicola di famiglia, anche, di cui tuttora segue per passione nel tempo libero le bottiglie rimaste in produzione. Studia da Perito Agrario con indirizzo specifico di viticoltura ed enologia e prosegue poi a Padova all’Università di Scienze e Tecnologie Ambientali cercando di “andare oltre il vino” senza però riuscire veramente ad allontanarsi dalla vigna. Ci racconta, con una nota di orgoglio nella voce, di non aver “mai vissuto un settembre”, ossia di aver dedicato da quando ha memoria ogni settembre alla raccolta dell’uva.

Negli anni, per lavoro (e per suo gusto personale) si avvicina al vino naturale e al biologico ma è con Aquila del Torre che si trova per la prima volta a vivere quotidianamente la realtà di un’azienda biodinamica. Si è avvicinato a questo nuovo modo di guardare al mondo con la consapevolezza che, benché in teoria dovrebbe bastare il buonsenso a guidare le azioni umane e la prescrizione di regole e limiti dovrebbe essere superflua, in agricoltura (e nel vino in particolar modo) c’è bisogno di definire con chiarezza la propria scelta di campo. E così è per la biodinamica, non “un’etichetta di facile uso commerciale, ma pratica agricola adottata con convinzione”.
Alessandro ha trovato in At un’azienda che crede strenuamente nella valorizzazione del territorio, nella biodiversità e nell’armonia interna all’Oasi naturale di boschi e vigne.
Michele Ciani (il titolare di Aquila del Torre cui Alessandro si affianca) “non si cura di quanto difficile sia procedere nella direzione scelta o di quanto impegno ci si debba mettere, resta fermamente sulla posizione che si deve fare un determinato lavoro esattamente come va fatto senza ricorrere a facili scorciatoie”. Coerenza , rigore e metodo sono quindi il marchio di fabbrica: imparare i tempi delle buone pratiche biodinamiche e rispettarli per garantire la qualità massima è parte integrante della filosofia aziendale. L’obiettivo finale è ottenere un buon vino che sia poi vincente sul mercato, “la differenza è che qui si cerca di produrlo attraverso qualcosa che si avvicina molto alla poesia”.

Prima di iniziare a collaborare con Michele, si sono susseguiti alcuni incontri con l’assaggio dei vini nelle diverse annate e lunghe chiacchierate per comprendere la linea all’interno della quale lavorare. I vini di At, prosegue Alessandro, vengono da una zona assai particolare, “siamo gli unici con vigneti così alti e con esposizione tanto svariata nei diversi anfiteatri naturali. Questo ci permette di ottenere diversità di risultati nelle singole varietà e di arrivare a vini complessi e frutto di una scelta di vinificazione altrettanto varia”. La vendemmia del 2017, la sua prima in azienda e la prima per At “con la biodinamica dentro” (cioè seguita a un intero anno di pratiche esclusivamente biodinamiche), ha regalato “delle uve belle e i tenori armonici dei vini saranno molto differenti fra di loro”.

Se si parla di scelte di enologiche e di vinificazione ad At, continua Alessandro, lo scopo principale che ci prefissiamo è quello di valorizzare il terroir specifico di Savorgnano del Torre, senza rincorrere modelli, per “tirar fuori vini di questo territorio”. Non un vino ideale a cui guardare ma piuttosto la ricerca di vini con personalità spiccata e unici esaltando al meglio le caratteristiche di ciascuna vigna. “Ad esempio quest’anno il profumo pepato del Merlot ci ha subito colpiti e quindi abbiamo deciso di puntarci e tirare fuori dal vino ciò che il vino stesso ci chiedeva”. Dovendo definire in sintesi la filosofia del far vino di At, conclude, sicuramente parlerebbe di freschezza, pulizia ed eleganza. E sfide, quindi. Dato che il fattore tecnicamente più complesso nel realizzare questi vini è che si hanno uve biologiche “che spesso son più sporche, più grezze” e quindi si deve necessariamente compensare con un’estrema cura nella fase di lavorazione in cantina. “La metodologia operativa di precisione, essenzialità, meticolosità e pulizia è quindi una prassi messa a punto negli anni. Una prassi che va di pari passo, felicemente a braccetto con la l’anima e l’energia che si ritrovano nei vini di At”.