Genesi di un’etichetta: nel Friulano di Aquila del Torre c’è il legame con la Madre Terra

Partiamo con lo sgomberare il campo da ogni equivoco: questo non sarà l’ennesimo articolo tecnico che vi parla di un vino, che ne decanta le virtù e ne denuncia i vizi, bensì il racconto del viaggio che lo ha portato ad essere come voi lo vedete.

A cosa serve un’etichetta? Di sicuro a rendere riconoscibile un vino e a comunicarne alcune informazioni necessarie, ma anche, ed è forse questo l’aspetto più interessante, a dargli un volto, delle caratteristiche umane agendo da vettore: nel vino c’è l’uomo che lo ha prodotto e la sua visione del mondo.

Nell’etichetta del Friulano di Aquila del Torre si scorge il volto di una donna con in testa…Rami a significare la crescita? Radici a rappresentare l’origine e l’attaccamento al territorio? Nido a evocare la casa, il focolare domestico? Lo abbiamo chiesto a voi lettori e le vostre risposte sono state diverse a riprova di quanto attribuire un significato a un significante sia un processo personale, intimo ed estremamente fluido.

Questo vale per noi osservatori, ma vale anche per chi quelle etichette le ha partorite, e la scelta di questo termine non è casuale.

La gestazione è cominciata dieci anni fa con il proficuo incontro tra Aquila del Torre e Davide Bevilacqua della Mumble Design, grazie al quale è stato possibile condurre un’analisi assiologica del brand che si potrebbe tradurre in parole quali purezza, essenzialismo e sintesi, a partire dal logotipo: At, un acronimo, ma anche una preposizione di stato in luogo, realizzato con un font squadrato, senza fronzoli.

“L’etichetta è iconica e onirica, i vini sono vini persona che tutti assieme creano una sorta di massa critica. Chi li vede percepisce il family feeling e sente il desiderio di collezionarli, come fossero delle figurine” – afferma Davide Bevilacqua.

Guardando le etichette, effettivamente, ci si tuffa un po’ nell’infanzia, quel periodo in cui lo sguardo è puro, non viziato da pesanti sovrastrutture e il bambino conosce il mondo attraverso le storie. Ma non solo: tornando al buon Rodari, anche l’adulto si serve delle storie come chiavi per entrare nella realtà da sentieri nuovi, mai battuti.

“Nella fase creativa mi sono soffermato sul legame con la terra, le radici e, nonostante il Friulano sia declinato al maschile, l’ho declinato al femminile, dandogli un volto di donna, ascoltando e dando voce alla mia parte femminile, perchè sono convinto che ognuno di noi sia la commistione di anime diverse, complementari” – continua Davide.

Madre terra, tonda, come un grembo, forma che ritorna nelle bottiglie, ma anche nella bolla di colore verde che attornia la sagoma femminile del Friulano sul sito di Aquila del Torre.

Tornando alla metafora della gestazione e del parto, è interessante sapere come un creativo viva la messa al mondo di un qualcosa, in questo caso di etichette, che poi viaggeranno camminando con le proprie gambe, esattamente come accade con i figli.

“Tante volte ho pensato a come si sarebbero integrate con le altre etichette, a come sarebbero state recepite dagli altri… Insomma ti leghi così tanto al prodotto che poi hai a cuore le sue sorti, perchè in un certo senso è parte di te”.

Immagine del Friulano di Aquila del Torre riprodotta su un edificio a San Pietroburgo

L’azienda, da parte sua, è approdata all’agenzia dopo una profonda riflessione, elaborata in tempi lunghi, quelli che più si addicono al lavoro della terra.

“La nostra non è un’azienda tradizionale e si trova in uno stato di metamorfosi continua – afferma Michele Ciani di Aquila del Torre -. Il team negli anni è cambiato ma ogni membro ha dato il suo apporto e lo ha poi lasciato in eredità all’azienda. Il lavoro che viene svolto in vigna è attento, rigoroso e rispettoso dei tempi della natura, il lavoro in cantina è votato alla eliminazione del superfluo… Intervenire il meno possibile affinchè il vino sia naturale. Tutto ciò doveva chiaramente emergere dalle etichette, mettendo in primo piano un carattere, un’anima, tutto ciò che è necessario per conferire un’identità, nulla in più”.

Tutto ciò che è necessario e nulla di ciò che non lo è potrebbe essere il mantra di Aquila del Torre, tanto per i suoi vini che per le sue etichette, di cui continueremo a parlarvi nei prossimi mesi.