Cura del terreno e dei lavoratori: i valori che ispirano la cooperativa Equiplante

Nomen Omen, quando il nome è un destino.

Ho pensato a questo quando, per la prima volta, ho sentito parlare della cooperativa Equiplante… Un nome così non può essere stato scelto a caso e ti porta immediatamente ad alzare l’asticella delle aspettative. Perché sia stato utilizzato il concetto di equità e sia stato abbinato alle piante me l’ha spiegato Alessandro, uno dei soci fondatori.

“La società cooperativa è nata praticamente un anno fa a Corno di Rosazzo, di conseguenza stiamo affrontando la nostra prima vendemmia. Una vendemmia manuale, perfettamente in linea con i valori che ispirano il nostro progetto – ci racconta Alessandro”.

Equiplante tra i suoi obiettivi ha quello di salvaguardare le vigne storiche ma sono soprattutto i valori che la ispirano a renderla una realtà da prendere da esempio.

“Prendersi cura del terreno è per noi fondamentale, ma non sufficiente. Riteniamo necessario prenderci cura anche di chi il terreno lo tratta, ovvero i lavoratori, garantendo condizioni eque di lavoro. Abbiamo un ventaglio di operatori piuttosto variegato, ma investiamo molto nella formazione anche se si tratta di lavoratori avventizi” – continua Alessandro.

“Nella nostra cooperativa accogliamo giovani locali del Collio, ma anche stranieri, lavoratori appartenenti alle categoria svantaggiate come le residenze psichiatriche e i Csm affinchè possano sperimentare la “normalità” grazie ad un percorso di lavoro che lasci qualcosa di bello dal punto di vista umano. Per quanto riguarda l’approccio alla terra, il nostro mantra è la difesa della natura attraverso il rispetto dei suoi cicli, per preservare il patrimonio vitivinicolo ed essere in grado di affrontarne le emergenze e diminuirne le malattie. Pratichiamo una sorta di agricoltura creativa efficace nella stimolazione della fertilità della terra, ma non si tratta di nulla di magico, quanto piuttosto di un ritorno al passato, alle buone pratiche agricole dei nostri avi”.

Per quanto riguarda i servizi offerti, Alessandro sottolinea quanto per la cooperativa sia essenziale la qualità del lavoro: “Cerchiamo di offrire un lavoro come se fosse svolto da dipendenti propri e non conto terzi. Il concetto di qualità inoltre, come abbiamo detto, non si applica solo al servizio ma ai rapporti di lavoro perché pensiamo che un lavoratore che svolga le proprie mansioni in condizione eque sia più felice e tutto ciò si traduca in un apporto positivo alla terra stessa”.

Alessandro non ne fa una questione di dicotomia quantità/qualità: “Noi non abbiamo limiti quanto a produzione. A volte si è portati a pensare che l’approccio tipico di realtà come la nostra sia adatto solo ed esclusivamente a realtà piccole, alla classica vigna del nonno che gli eredi curano come un gioiello, ma non è così. Anche le grandi produzioni oggi non possono permettersi di rinunciare alla qualità, pena un sacco di conseguenze nefaste per il terreno e per la salute umana”.

La qualità, per la Equiplante, ha molto a che fare con la manualità e la rinuncia alla meccanizzazione. “Pensiamo all’utilizzo del cavallo in agricoltura, che non è una novità, bensì un ritorno. Dal punto di vista strettamente economico, si tratta di interventi ritornati in auge perché permettono di preservare la fertilità del terreno nel lungo periodo. L’aspetto biodinamico, invece, ha a che fare con l’armonia che si viene a creare quando l’uomo lavora in vigna assieme ad un altro essere vivente, i cui zoccoli lavorano il terreno evitando un pericoloso compattamento a cui si arriverebbe, invece, con i cingoli. L’energia positiva rilasciata da questo felice connubio beneficia la terra e va finire dritta, dritta… In bottiglia. Provare per credere!”